Così vicine, così sconosciute.

L’appuntamento è fissato per sabato mattina, 8.15 al distributore appena fuori dall’autostrada. Io, Andrea, Tim e le nostre fide compagne di viaggio a due ruote. Abbiamo deciso di mostrare al nostro amico olandese un classico percorso a noi caro che parte da Vittorio Veneto, passa per Longarone e arriva a Barcis. Avendo un’intera giornata a disposizione decidiamo di aggiungere qualche tappa verso nord, oltre il lago. Non sappiamo ancora bene dove andare, l’idea è quella di passare per Ampezzo e ricongiungerci con la statale che scende da Cortina e riporta a Longarone, chiudendo così il giro. Per uscire dal marasma urbano che ricopre la pianura padana l’autostrada è quasi inevitabile sopratutto se tenete alla patente e ai vostri nervi che nel traffico cittadino del fine settimana potrebbero facilmente saltare. Prendiamo la tangenziale, ci dirigiamo in direzione Belluno e finalmente ecco l’uscita tanto agoniata: Vittorio Veneto Nord. Usciti dal casello ci si accorge subito che il paesaggio è cambiato e le montagne sono a due passi. La strada si snoda piuttosto veloce fino a Longarone, bell’asfalto, curve ampie e qualche tornante anche se auto e traffico non ci lasciano in pace almeno fino a quando lasciamo la strada principale e svoltiamo a destra seguendo le indicazioni marroni che portano alla tristemente nota Diga del Vajont. Motore e gomme sono in temperatura, un po’ meno i freni che si rifanno immediatamente con i 4 tornanti che portano all’ingresso di una galleria scavata nella roccia in cui le auto sono costrette a scorrere a senso alternato. Il timer del semaforo scandisce i minuti che mancano alla partenza: c’è ancora un po’ di tempo che impiego per spiegare a Tim che cosa successe esattamente 50 anni or sono in quei luoghi. Ne rimane piuttosto stupito e mi dice che non ne aveva mai sentito parlare prima, è curioso di vedere questo gigante muro di cemento che al contrario delle montagne ha retto all’immensa massa d’acqua. Verde! Il rombo dei motori in galleria è sempre piacevole, sopratutto se si parte da fermi e si mettono due marce con il contagiri bello allegro. All’uscita bisogna fare molta attenzione ai tanti turisti intenti ad ammirare la letale combinazione tra opere artificali  e paesaggio naturale. Se non vi siete mai fermati a guardarla, merita una sosta di qualche minuto, giusto per sgranchire le gambe e provare ad immaginare quei terribili momenti. Siamo di nuovo in sella, ci aspettano circa 30 chilometri per raggiungere Barcis. E’ un tratto alla portata di tutti, perfetto per i principianti che devono imparare a far scendere la moto e per chi invece è già esperto e può godersi la scorrevolezza delle curve e i magnifici paesaggi. Lasciato il lago del vajont si attraversa un bosco e ci si porta a fondo valle con qualche tornantino piuttosto stretto. Non si sale mai troppo in alto, è un giro che si può fare tranquillamentedalla primavera all’autunno, tempo del terzo millenio permettendo. Si costeggia il Torrente Cimoliana fino a che compare, come per magia, una distesa d’acqua color smeraldo: arrivati a Barcis! Il paesino non è nulla di particolare, poche case e qualche ristorantino, forse un’albergo. La tranquillità e i colori del paesaggio che ci circonda sono però assolutamente sufficienti a convincerci a fermarci per mangiare i nostri panini seduti in riva al lago. Rifocillati decidiamo sul da farsi, la scelta ricade su una stradina che si inerpica nelle montagne a nord-ovest del paesino, sembra stretta ma la cosa non ci preoccupa. Torniamo sulla strada da cui eravamo arrivati e ci dirigiamo verso Pordenone fino a quando scorgiamo un cartello che indica Andreis. Siamo ancora una volta immersi nella natura, questa volta però l’asfalto è piuttosto sporco e due auto passano con molta fatica. In compenso non c’è anima viva e i rettilinei non superano i 50 metri di lunghezza. La guida si fa molto più tecnica e impegnativa ma non abbiamo alcuna fretta e ci godiamo curve e panorama, in oltre venti chilometri incontriamo una sola auto e qualche amico centauro. Attraversando un ponte la nostra attenzione è catturata dalle limpide acque del Tagliamento e cediamo alla fortissima tentazione di bagnarci i piedi. Non siamo certo gli unici ad esserne attratti ma la sosta vale la pena, l’acqua gelida ci rinfresca donandoci nuove energie. Imboccata la SR552 ci dirigiamo in direzione nord, fino a Tramonti di Sopra ove troviamo un piccolo centro molto carino e una singola pompa di benzina che accetta solo contanti. Abbiamo ancora qualche litro nel serbatoio e, rassicurati sulla breve distanza della prossima stazione di rifornimento dal proprietario stesso, proseguiamo in direzione Passo Mauris. Questa volta il manto stradale è pulito e c’è pure la linea di mezzadria, le curve un po’ più larghe invitano a girare la manopola del gas con più decisione, purtroppo anche il traffico è leggermente aumentato. Sicuramente, per essere un sabato di luglio, non possiamo lametarci: i passi dolomitici più noti, a confronto, sono dei formicai. Lungo la strada ci lasciamo alle spalle un simpatico signore con una folta barba bianca in sella ad una vespa maniacalmente curata, sembra godersi anche lui lo splendido percorso. Qualche altra curva ed ecco il passo, ad aspettarci c’è un piccolo rifugio e qualche motociclista. Ricongiunto il nostro piccolo gruppo iniziamo la discesa: destinazione Ampezzo. La striscia d’asfalto ancora una volta ci stupisce positivamente ma di distributori non c’è l’ombra, le gentili indicazioni erano un po’ ottimistiche. Riusciamo comunque ad arrivare alla nostra meta, dopo tutta questa natura, il piccolo comune ci sembra quasi degno del termine città! Facciamo rifornimento di benzina e di freschissima acqua di montagna, qui le fontane abbondano. La tentazione è quella di proseguire per Sauirs, paese noto per il gustoso prosciutto, ma il programma della nostra serata non ci permette di essere a casa troppo tardi. Partiamo quindi alla volta di Forni di Sopra, seguendo le indicazioni Cortina-Belluno. La strada statale è un’altra piacevole sorpresa: non così larga ma pulita, tortuosa e interessante: se non fosse per il legame affettivo direi che è meglio della strada che porta a Barcis! Dopo qualche tornante non troppo impegnativo ci troviamo ancora una volta immersi nella natura delle Dolomiti Friulane, la moto accarezza le curve come se le avesse già percorse svariate volte. I 43 km che ci separano da Lozzo di Cadore scorrono in fretta tanto che, una volta immessi nella statale 51b che porta a Longarone, la voglia di curve, se pur ampiamente soddisfatta, rimane un po’. Ci aspetta un’oretta di autostrada, per via del tempo decidiamo di imboccarla direttamente a Belluno. A presto Dolomiti!

Mappa percorso:

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Dove iniziare?

L’inizio di un post è sempre difficile, figuriamoci se è anche il primo post del blog! “Ciao a tutti” è troppo banale? Forse sì ma è certamente quello che direi se mi trovassi di persona davanti a voi. Ho deciso di scrivere una sorta di diario di tutti i miei viaggi, almeno quelli che ricordo, per condividere le esperienze sperando che possano essere utili e divertenti (mah..) per chi legge. In realtà, il motivo per cui sento il bisogno di scrivere è rivivere e, sopratutto, non dimenticare le fantastiche vicende che ho passato in giro per il Mondo. Potrei parlarvi dell’odore di malto e luppolo che si respira a Cork, delle avventure alla ricerca di “Heritages” sperduti per le strade sterrate di Malta, del mio primo incontro ravvicinato con una pistola a Los Angeles, della mitica nightlife di Moscow che come è noto “never sleeps”, della più che mai british Londra o ancora dello splendido mare del Salento. Non so davvero quale sarà l’oggetto del mio primo racconto, penso che fisserò per qualche minuto lo schermo vuoto del laptop e ad un certo punto avrò un’ispirazione: starò ascoltando una canzone, sentemdo un profumo, toccando un oggetto o vedendo un immagine che mi porterà a spasso nel tempo e nello spazio, da li inizierò a raccontare!

Come si dice in questi casi: stay tuned!